Scaffale

 

 

 

 

 

 

Le regine rubate del Sinjar

Dunya Mikhail

Ed. Nutrimenti, 2018

 

Il libro è il racconto di una tragedia, una delle più grandi del nostro tempo: quella dell’Isis che ha distrutto intere popolazioni, saccheggiando le case e le vite di chi le abitava. È il racconto – narrato quasi come un diario giornalistico, ma inframmezzato dalla voce poetica dell’autrice – di cosa è successo alle donne yazide irachene, rapite, vendute come schiave e abusate dai jihadisti di Daesh.

Una storia che abbiamo letto sui giornali ma che pochi hanno provato a raccontare. Ed è tanto più potente e commovente perché a raccontarcela è una scrittrice, una poetessa irachena, che vive e lavora negli Stati Uniti ma che dal modo in cui scrive non riesce a trattenere la sua dolorosa partecipazione in questa tragedia collettiva di cui è parte anche lei e di cui ci rende partecipi in prima fila come lettori.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il buio al crocevia

Elliot Ackerman

Longanesi, 2017

 

Scritto con grande partecipazione e la consapevolezza di chi conosce profondamente il conflitto che racconta, Il buio al crocevia è un viaggio tra miserie umane e inattese opportunità, nel cuore oscuro di una guerra dove l’amore e l’orrore sembrano sorgere dalla stessa radice.

È notte quando Haris Abadi si ritrova all’improvviso disteso per terra, a respirare polvere e fango, mentre mani sconosciute gli sfilano di tasca tutto, soldi, cartina, passaporto. Cittadino americano di origine irachena, con alle spalle una triste storia famigliare, Haris si trova in Turchia per attraversare il confine siriano e unirsi alla lotta contro il regime di Bashar al-Assad.

 

 

 

 

 

 

 

 

Il ritorno

Padri, figli e la terra fra di loro

Hisham Matar

Einaudi, 2017

 

Nel marzo del 2012 Hisham Matar s'imbarca su un volo per la Libia. È il suo primo ritorno dopo trentatre anni nella terra color ruggine, giallo e verde intenso della sua infanzia, la terra che lo ha separato dal padre la notte del 1990 in cui Jaballa Matar venne sequestrato dal regime di Gheddafi, condotto nella terribile prigione di Abu Salim e poi fatto sparire. Il figlio Hisham ci accompagna in un viaggio lucido e struggente attraverso i luoghi di una memoria privata che è anche fardello collettivo di una nazione, alla ricerca di un padre perennemente vivo e morto al quale restituire almeno la certezza di un destino.

Hisham Matar ha diciannove anni quando suo padre Jaballa, fiero oppositore del regime di Muammar Gheddafi, viene sequestrato nel suo appartamento del Cairo, rinchiuso nella famigerata prigione libica di Abu Salim e fatto sparire per sempre. Ventidue anni piú tardi il figlio Hisham, che non ha mai smesso di cercarlo, può approfittare dello sprazzo di speranza aperto dalla rivoluzione del febbraio 2011 per fare finalmente ritorno nella terra della sua infanzia felice.

Quel viaggio verso un presente ormai sconosciuto non è che lo spunto per un itinerario storico e affettivo ben piú vasto. Visitando i luoghi e incontrando i parenti e gli amici che hanno condiviso con Jaballa decenni di prigionia nel «nobile palazzo» di Abu Salim, Hisham può recuperare un passato che risuona in lui con un'eco mai sopita e ritagliare i contorni di un padre che, in assenza di un corpo, risulta privo di confini. Le tappe del viaggio privato s'intersecano con la storia libica del ventesimo secolo, dalla resistenza all'occupazione italiana al flirt di Gheddafi con l'Inghilterra di Tony Blair. Ma anche all'antro piú buio, all'orrore piú raccapricciante, segue, in queste pagine, la luce di un dipinto di Manet, la melodia di un alam: la consolazione dell'arte e della bellezza come autentica espressione dell'uomo. E anche quando della speranza di ritrovare un padre vivo «non rimangono che granelli sparsi», lo sguardo di Matar continua a puntare risolutamente in avanti: «Mio padre è morto ed è anche vivo. Non possiedo una grammatica per lui. È nel passato, nel presente e nel futuro. Ho il sospetto che anche coloro che hanno sepolto il proprio padre provino la stessa cosa. Io non sono diverso. Vivo, come tutti viviamo, nell'indomani».

 

 

 

 

 

 

 

 

Non ci sono coltelli nelle cucine di questa città

Khaled Khalifa

Bompiani, 2018

 

È uno sconosciuto che ci parla: è nato ad Aleppo nel 1963, il giorno stesso del colpo di Stato militare che porta al potere il partito Baath, da cui emergerà nel 1970 il regime personalistico di Hafez al-Asad. La coincidenza storica diventa presagio di un destino che il narratore considera ipotecato dal parallelismo tra la sua vita, personale e familiare, e quella del partito Baath. Il narratore, suo fratello Rashid e le sue sorelle Sawsan e Su'ad sono figli di un'epoca in cui "se dici che il basilico è caro questo significa per gli informatori che ti lamenti della politica del partito e se dici che pensi alla morte, significa che non ti piace vivere sotto la pressione dell'autorità del partito". La vita è possibile solo per chi viene a patti con il partito, cedendo qualcosa di sé. Una saga familiare che scorre dagli anni sessanta fino al duemila e strappa il velo sui sistemi di paura e controllo di Assad.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli angeli dei libri di Daraya

Delphine Minoui

La nave di Teseo, 2018

 

Il villaggio ribelle di Daraya, in Siria, è alle corde per l’assedio implacabile dell’esercito di Damasco. Un inferno che dura da quattro anni, scanditi dai bombardamenti con i barili esplosivi, attacchi con il gas, la morsa della fame che stringe gli abitanti isolati. Di fronte alla violenza del regime di Assad, quaranta giovani rivoluzionari hanno cominciato a recuperare dalle macerie migliaia di libri per raccoglierli in una biblioteca clandestina, nascosta nei sotterranei del villaggio. La loro resistenza attraverso i libri diventa così il simbolo del rifiuto di ogni forma di sopraffazione violenta: un inno alla libertà, alla tolleranza e al potere della letteratura che la guerra minaccia di soffocare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Passaggi in Siria

Samar Yazbek

Sellerio, 2017

 

All’inizio delle rivolte, nel marzo 2011, Yazbek, giornalista e scrittrice affermata, regista e sceneggiatrice per il cinema e la tv, sceglie di scendere in piazza per difendere la libertà di espressione, regolarmente negata dai regimi autoritari che si sono succeduti nel suo paese. Denuncia i crimini perpetrati da Bashar al-Assad, rivendica maggiori diritti per le donne e l’abolizione della censura. Viene prima trattenuta dalle forze dell’ordine, poi, quando la sua voce diventa troppo invisa al governo e la sua presenza in Siria un rischio, si trasferisce a Parigi, dove persevera nel suo attivismo politico.

In esilio continua a battersi denunciando le atrocità, urlando all’Occidente il bisogno disperato di aiuti umanitari e la necessità di intervenire per fermare ulteriori spargimenti di sangue. Ma il richiamo delle radici e il senso di responsabilità si rivelano troppo forti e Samar Yazbek inizia così a ritornare in Siria illegalmente, attraversando a piedi il confine turco. Una volta dentro la scrittrice visita le zone «liberate» dal controllo del regime di Assad e occupate dal Free Army dei ribelli o dagli estremisti islamici. Si impegna per offrire sostegno alle persone bisognose. Ascolta testimonian ze, storie di singoli individui e di intere famiglie, molte donne, ragazze e bambine che mutano l’orrore in parole da consegnare al mondo. Raccoglie immagini ed emozioni, assiste a scontri armati, alla crudeltà dei cecchini, ai bombardamenti. Vive lutti e speranze, e con questa materia incandescente plasma un racconto che non è un romanzo né un saggio ma li contiene entrambi, senza mai tradire la realtà. Secondo The Observer è un libro essenziale, «uno dei primi classici politici del XXI secolo».