Monica Borsari

Conversare lungo la via, facendo ardere il cuore

 

Carpi è la città dove sono nata e cresciuta, ma da sempre ho sentito grande attrazione a scoprire il mondo, a conoscere altri popoli e culture. E così, terminato il liceo, nonostante tanti interessi e possibili vie da imboccare – cantavo, dipingevo, pattinavo a livello agonistico – la fase di transizione che attraversava l’Italia di allora (erano gli anni di Tangentopoli e della fine della cosiddetta prima Repubblica) e la voglia di impegnarmi per il mio amato Paese mi spinsero a intraprendere gli studi storico-politologici all’università di Bologna. L’ambiente dinamico e pulsante che trovai a Scienze Politiche, l’incontro con bravi professori, le letture dei nostri padri costituenti, il cantiere europeo ancora nella sua fase eroica, la voglia di cosmopolitismo e, indubbiamente, la forte carica idealista degli anni giovanili m’indussero ad accarezzare il sogno di lavorare al Parlamento Europeo, crocevia decisionale sempre più influente sulle politiche nazionali. Gli anni bolognesi furono pieni di entusiasmo e di partecipazione: oltre alle lezioni, conferenze, incontri, seminari e la prima adesione al movimentismo politico… In breve, mi immersi nella vivacità culturale dell’università e non solo, profittando di ogni opportunità di conoscenza e dialogo. Una volta laureata, inseguendo tenacemente il mio sogno, partii dunque alla volta di Bruxelles, con determinazione e grande speranza. Dopo varie peripezie, centrai l’obiettivo, rinunciando così alla borsa di studio conseguita all’Université Libre de Bruxelles per frequentare un Master in Diritto comunitario. Oggi riconosco che gli anni trascorsi tra Bruxelles e Strasburgo incisero in modo determinante nello strutturare la mia persona.

Il rientro in Italia, per varie vicende personali e congiunture politiche, non fu affatto semplice. Il ridimensionamento di orizzonti, mobilità e velocità d’azione mi comportarono un certo shock. Lavorare in Regione, per quanto si trattasse di un impiego alla Presidenza del Consiglio regionale, non era esattamente nelle mie corde… Seguì una bellissima opportunità: mettere a frutto i miei «anni europei» nella mia città, specialmente nel mondo della scuola e della formazione, come assessore comunale. Seguirono altri incarichi a livello politico e vari impegni professionali sempre in ambito istituzionale, ma sentivo che in profondità qualcosa «bolliva in pentola» e un senso di incompiutezza e malessere dai contorni ancora imprecisi mi pervadeva.

Nonostante fossi stata educata nella fede, avessi potuto beneficiare di un ambiente parrocchiale e diocesano molto attivo, crescendo in Azione Cattolica e facendo innumerevoli esperienze formative e di servizio, man mano che passavano gli anni, si faceva strada in me un intimo ed esigente desiderio di bellezza e verità, congiunto al bisogno di più vasti orizzonti e di maggiore condivisione. Dopo anni trascorsi a correre e girovagare, era giunto il momento propizio per fermarsi e rimettere ordine nelle priorità della vita. Grazie alla preziosa indicazione del parroco delle Budrie – il paese di mia mamma e di santa Clelia Barbieri, a cui la mia famiglia è particolarmente legata – approdai a Bologna a Villa san Giuseppe, la Casa di Spiritualità dei padri gesuiti. Fu la svolta.

Cominciò un nuovo e stupefacente capitolo della mia esistenza. Imparai a passare dalle preghiere alla preghiera, centrata sulla Parola; a una vita interiore attenta al discernimento degli spiriti; a saper riconoscere ciò che veramente dava gusto e sapore ai miei giorni e alle mie notti; a crescere nella condivisione. Passai a un approccio sapienziale alla fede e alla vita in genere. Feci i miei primi Esercizi Spirituali ignaziani e il mio primo pellegrinaggio nella Terra del Santo a 33 anni: due esperienze che mi segnarono in modo indelebile e che impressero un cambio di marcia e prospettiva. L’incontro con l’Uomo-Dio Gesù di Nazaret nella Parola pregata e gustata nella Sua terra fu fulminante. Ancora, l’incontro con il Pellegrino, Iñigo di Loyola, nella sua terra, nei suoi scritti e in quelli dei suoi compagni di cammino, fu pure decisivo. L’umana simpatia verso sant’Ignazio e la profonda corrispondenza con il suo «modo di procedere» mi portarono a cercare possibilità di formazione, collaborazione e servizio con i padri gesuiti. Iniziò così un’avventura tuttora in corso.

Nel 2007 mi sono trasferita nella comunità Il Mulino di Vicchio, un gruppo di famiglie e singoli animati a seguire il Vangelo condividendo spazi, tempi e risorse, aperti all’accoglienza e generosi nella solidarietà. Cofondatrice di Amici del Medio Oriente, nel 2017 ho conseguito il Baccalaureato in Teologia alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. Organizzo varie attività in ambito culturale e pastorale, prediligendo proposte itineranti, tentando di ridonare ciò che a mia volta ho ricevuto in «misura buona, pigiata, colma e traboccante» (cf. Lc 6,38).